Grading 12/2025

Terremoto nel Collezionismo: PSA si mangia Beckett e la fiducia dei collezionisti barcolla

Se seguite il mondo dei TCG, sapete che il grading non è solo "mettere una carta nella plastica". È il cuore pulsante del mercato, ciò che trasforma un pezzo di cartone in un investimento da migliaia di euro. Ma quello che sta succedendo in questi mesi somiglia più a un film di spionaggio industriale che a un hobby tra amici. Tra acquisizioni colossali e scandali di voti truccati, il mondo del grading come lo conoscevamo è ufficialmente finito.

L'Impero di "Collectors" e la fine della scelta

Il 15 dicembre 2025 è una data che ricorderemo a lungo. Collectors (la società madre di PSA) ha annunciato di aver comprato Beckett (BGS). Per chi non mastica pane e quote di mercato, ecco il succo: dopo essersi già presa SGC nel 2024, PSA ora controlla circa l'80% di tutto il mercato del grading mondiale. 

Perché questo ci deve preoccupare? Semplice: la concorrenza è morta. Beckett è sempre stata l'alternativa storica a PSA, con standard diversi e le famose "subgrades" che noi collezionisti amiamo tanto. Adesso che sono sotto lo stesso tetto, il rischio è che Beckett faccia la fine di SGC, che dopo l'acquisto è stata ridimensionata a marchio "boutique" per il vintage, perdendo quasi tutto il suo volume nel settore TCG. 

Persino la politica si sta muovendo. Il deputato americano Pat Ryan ha chiesto ufficialmente alla FTC (l'antitrust statunitense) di indagare, parlando di un monopolio che minaccia l'obiettività di un mercato da miliardi di dollari. Quando un'unica azienda controlla il grading (PSA), i dati sui prezzi (Card Ladder) e i report sulla rarità (Pop Reports), ha in mano il termometro e la temperatura del mercato.  

Lo scandalo del "Grade Flipping": PSA ha perso la faccia?

Mentre Collectors faceva shopping di aziende, su Reddit ed EliteForum scoppiava il caos. Sta circolando una teoria pesantissima supportata da diverse testimonianze: sembra che PSA stia dando voti più bassi del dovuto (PSA 9) a carte perfette, per poi offrirsi di riacquistarle tramite i propri programmi di buyback. Una volta comprate, le stesse carte verrebbero misteriosamente ri-gradate come PSA 10 e rimesse in vendita a prezzi gonfiati. 

A questo si aggiunge la mancanza totale di trasparenza. PSA non spiega quasi mai perché una carta ha preso un 9 invece di un 10, a meno che non paghiate cifre folli per i report. In un mercato basato sulla fiducia, questo muro di gomma sta spingendo molti a chiedersi: "Sto pagando per una valutazione scientifica o per il capriccio di un grader stanco?". 

Cosa cambia per i nostri giochi preferiti?

Il colpo si sente in modo diverso a seconda di cosa collezionate:

  • One Piece TCG: Qui la preoccupazione è massima. Il "Black Label" di Beckett (il 10 perfetto) è il sacro graal del gioco. Molti temono che PSA possa manipolare il rilascio di questi voti per non far sfigurare i propri PSA 10 o per inventarsi nuovi costi di servizio ("upcharge") su carte che valgono ormai decine di migliaia di euro.   

  • Pokémon: PSA domina ancora, ma la community è stanca. Tra holder che sembrano fragili e voti che sembrano tirati a sorte, specialmente sulle carte giapponesi, molti stanno guardando altrove.  

  • Magic (MTG): I collezionisti di pezzi storici sono i più sospettosi. Molti stanno tornando al "raw" (carte non gradate), temendo che la centralizzazione dei dati porti a declassamenti forzati per costringere a nuovi regrading costosi.   

Le alternative: C'è vita oltre PSA?

Nonostante il monopolio, qualcuno prova a resistere. TAG Grading, ad esempio, sta crescendo grazie a un approccio totalmente diverso: niente "occhi umani" stanchi, ma scansioni laser e intelligenza artificiale che ti dicono esattamente dove sono i micro-difetti della tua carta. Incredibilmente, un sondaggio recente ha mostrato che i collezionisti hanno molta più fiducia nella precisione di TAG (62%) che in quella di PSA (solo il 23%). 

In Giappone, invece, sta spopolando ARS. I loro holder sono in metallo spazzolato, pesanti e bellissimi, e fanno sembrare le "slab" di PSA dei pezzi di plastica economica. Il problema? Per ora vendono bene soprattutto in Asia, e il mercato occidentale fatica ancora a riconoscerne il valore economico.  

In conclusione: Cosa fare?

Siamo in una fase di transizione pericolosa. Da un lato c'è un colosso che controlla quasi tutto e che sembra aver sacrificato la qualità sull'altare del profitto. Dall'altro, ci sono nuove tecnologie che promettono trasparenza ma che non hanno ancora il "prezzo di rivendita" garantito da PSA.

Il consiglio per ora è di essere prudenti. Se gradate per vendere subito, PSA rimane la scelta obbligata per il portafoglio. Ma se gradate per la vostra collezione personale, forse è il momento di esplorare alternative più trasparenti. Una cosa è certa: la fiducia cieca nel marchio con l'etichetta rossa è finita, e il "grande cracking di massa" delle slab PSA potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo.


CollezioNexus

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